tra yin, yang e rimedi contro il freddo

Si impongono alcune premesse. Prima: io non sono nè un medico, nè un naturopata, nè ho alcuna certificazione quindi se qualcuno dovesse prendere per buono quello che scrivo quando parlo di rimedi naturali e poi ottenere risultati non soddisfacenti sono affari suoi… ;) Seconda: non prendo niente da altri siti o cose del genere, nè scrivo per sentito dire: se parlo di soluzioni, rimedi e medicamenti vari vuol dire che li ho sperimentati io stessa e hanno funzionato. Terza: io non credo che la medicina occidentale sia il male assoluto, anzi guai se non esistesse. Credo tuttavia che spesso e volentieri faccia più male che bene, e che se ne potrebbe fare a meno sfruttando invece i doni di Madre Natura. Non ho nessun titolo che permetta a qualcuno che legge di prendere per oro colato ciò che scrivo: sono opinioni dettate dall’esperienza. Tutto qui.

Sempre per ricordare che non scrivo per sentito dire, ma per esperienza diretta, vi racconto la mia conoscenza con l’ume-sho-kuzu, il rimedio naturale giapponese che mi ha guarita da un principio di influenza… e non solo.

UME-SHO-KUZU

cosa serve: mezza prugna umeboshi, kuzu, acqua, salsa di soia (shoyu) e zenzero fresco.
come si prepara: sciogliete un cucchiaino di kuzu in un bicchiere di acqua fredda (il kuzu non si scioglie in acqua calda) e aggiungete la mezza umeboshi privata del nocciolo. Portate l’acqua a bollore mescolando continuamente; toglietela dal fuoco ed aggiungeteci un po’ di zenzero grattugiato e qualche goccia di shoyu. Bevete caldo.

Qualche mese fa, qui a Palermo, sono tornata a casa da una lezione all’università in un giorno molto freddo e ventoso, sentendomi poco bene. Starnutivo e mi sentivo debole, e mi sono misurata la temperatura: avevo 38.2. La mia prima reazione sarebbe stata quella di prendere un’aspirina o una tachipirina, ma in considerazione di quanto avevo passato in estate (prima o poi racconterò anche di queste vicende che mi hanno fatto capire sempre di più che la medicina occidentale non sempre è la soluzione) ho preferito prima telefonare a una adorabile signora di Biella, specialista in cucina curativa e riflessologia plantare, a cui sono molto affezionata dopo che, l’estate scorsa, mi ha aiutata ad uscire da una situazione di salute piuttosto debilitante. Ed il suo consiglio è stata la “ricetta” che trovate più sopra, unitamente a un pediluvio di acqua molto calda (non da ustionarsi, ma da far arrossare i piedi) con grattugiato dentro dello zenzero. Il risultato: ho sudato moltissimo e nel giro di un’ora ero come nuova!

La ragione di questa guarigione così rapida è data dagli ingredienti di questo intruglio (che, ve lo assicura una schizzinosa, non ha un gusto cattivo – anzi, quando arriva lo zenzero in bocca è una goduria!): lo zenzero è un riscaldante naturale, così come lo è il kuzu – sono alimenti yang (yin = freddo e contrazione, yang = caldo ed espansione), e le umeboshi oltre a riscaldare tonificano, danno un po’ di sprint al corpo che, in questo modo, si sveglia e reagisce. Il contrario di quello che succede quando si prende una tachipirina o un’aspirina: la febbre scende, certo, ma il corpo è sempre debole: non si è risvegliato, combattendo – ha combattuto la medicina per lui.

E’ da tenere ben presente un’altra questione. Seguendo la filosofia cinese: questo rimedio è molto yanghizzante (=riscaldante) e io l’ho preso in un momento in cui il mio corpo era invece molto yin (=carico di freddo): se avessi avuto la febbre più alta, il mio corpo sarebbe invece stato molto caldo (yang), e questo intruglio avrebbe peggiorato ancora di più la mia condizione! Non dimenticatevi questo tipo di considerazioni, perchè curarsi con la medicina naturale significa fare reagire il corpo con le sue risorse, non far agire una medicina. Di conseguenza bisogna tenere conto dei delicati equilibri che lo governano, e – quando questi si sbilanciano – riportarli alla normalità nel modo giusto, senza romperli ulteriormente. Non è cosa facile! La mia fortuna è quella di avere delle persone davvero competenti che mi aiutano in questa non facile impresa ;)

Questo intruglio megabenefico non vale solo per quando avete qualche linea di febbre. Ogniqualvolta tornate a casa e vi sentite spossati dal freddo e dal vento, avete qualche dolorino reumatico o qualche giuntura da oliare che risentono del freddo… Have your ume-sho-kuzu! Naturalmente, si impone di non abusarne, come per ogni altra cosa di questo mondo.

Zenzero, kuzu e umeboshi hanno tantissime proprietà benefiche e tantissimi relativi utilizzi medicamentosi ma anche culinari, e avranno presto dei post tutti per loro in cui provvederò a rendere loro tutta la giustizia possibile!

Soundtrack del post : “Requiem”, Verdena, 2007

Sul comodino : “Vita di Pi”, Yann Martel

Accanto a me : tazzapantoneviola con thè kukicha allo zenzero

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Tutto quello che bolle in pentola

Da tempo ormai avevo in mente di riprendere a scrivere un blog. Ne ho avuti tanti, fin da quando avevo 14 anni: una decade di blogging silenzioso e personale. La cosa più complicata da capire, quando si crea dal nulla un blog, è cosa scrivere. E visto che l’unica cosa che so è cosa non voglio scrivere (i fatti miei, nda), e visto anche che mi pare sempre di avere qualcosa da dire su molte cose e di avere sempre argomenti per la testa, ho concluso che l’unica era lasciare che il blog prendesse forma e definisse i suoi contorni mano mano che viene scritto. Quindi, parto con l’intenzione di parlare di “tutto ciò che bolle in pentola”, e di osservare tranquilla quale direzione la pentola mi farà prendere.

Scrivere è un bisogno, da sempre: ho scritto diari, diarietti, poesie, blog, lettere, miliardi di racconti e scheletri di libri mai proseguiti… Poi mi sono fermata, convinta che nessuna di queste strade di lettere e parole indirizzasse verso una direzione allettante. Ma il bisogno è rimasto, nonostante lo stop imposto. E allora perchè continuare a privarsene? Per adesso lascio libere testa e mani. Viaggio, vago, torno e mi perdo. Perdersi: la parte più bella del viaggio.

 

rose e marketing

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